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La missione sacerdotale nella vita di Anna Maria Adorni

“ Siate dunque perfetti così come il Padre vostro celeste è perfetto ” (Mt 5,48).

La chiamata di Gesù alla perfezione si riveste oggi di una risonanza particolare mentre ci incamminiamo a percorrere  l’Anno Sacerdotale iniziato nello scorso 19 giugno, solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù. Questo tempo provvidenziale indetto dal Santo Padre Benedetto XVI, se da una parte si propone di promuovere un profondo rinnovamento interiore dei sacerdoti, dall’altra parte vuole ricalcare la grandezza del sacerdozio battesimale dei fedeli, esortando ognuno di noi a “rilanciare” la propria vita spirituale e ritrovare nella fede, la speranza e la carità quella identità che è propria di ogni cristiano.   

Essere partecipi del Sacerdozio di Cristo – sia tramite il battesimo, che tramite l’ordinazione – implica un profondo impegno nel conformarsi alla vita e persona di Gesù, cercando di ravvicinare sempre più quella mèta nella quale si possa affermare: “Non sono più io che vivo, bensì è Cristo che vive in me” (Gal 2,20). Non si tratta qui soltanto di una giustificazione religiosa, ma di una realizzazione umana e spirituale, caratteristica di quella persona che ama la Verità e che vuole vivere una vita vera ed autentica. In tale percorso, i sacerdoti assumono il ruolo di “indicatori della Verità”, che operano in vista della santificazione del popolo di Dio, portando avanti il proprio ministero tenendo lo sguardo ininterrottamente fisso su Gesù.

Il sacerdozio comune dei fedeli si realizza nello sviluppo della grazia battesimale, e cioè nella vita di fede, speranza e carità guidato dallo Spirito di Gesù (cf CCC 1547). Esso viene sostenuto dal sacerdozio ministeriale, nel quale riconosce un grandissimo dono, uno dei più grandi doni che Dio abbia fatto all’umanità. Il Santo Padre, riprendendo le parole di S. Giovanni Maria Vianney, così parla della grandezza del sacerdozio nella sua Lettera di indizione dell’Anno Sacerdotale:

«Tolto il sacramento dell’Ordine, noi non avremmo il Signore. Chi lo ha riposto là in quel tabernacolo? Il sacerdote. Chi ha accolto la vostra anima al primo entrare nella vita? Il sacerdote. Chi la nutre per darle la forza di compiere il suo pellegrinaggio? Il sacerdote. Chi la preparerà a comparire innanzi a Dio, lavandola per l’ultima volta nel sangue di Gesù Cristo? Il sacerdote, sempre il sacerdote. E se quest’anima viene a morire [per il peccato], chi la risusciterà, chi le renderà la calma e la pace? Ancora il sacerdote […]. Senza il prete la morte e la passione di Nostro Signore non servirebbero a niente. È il prete che continua l’opera della Redenzione sulla terra… Che ci gioverebbe una casa piena d’oro se non ci fosse nessuno che ce ne apre la porta?».

Indipendentemente dalla debolezza umana dei ministri, il dono del sacerdozio mantiene la sua originaria grandezza e sacralità. Tale considerazione coincide perfettamente con la convinzione che ebbe Anna Maria Adorni. Un giorno disse alle sue alunne: «Se fosse possibile incontrare contemporaneamente un Angelo e un Sacerdote, dovremmo prima fare atto di ossequio al Sacerdote e poi all’Angelo!» (cf. Summarium Super Virtutibus p.271). Si rende comprensibile allora, la motivazione che guidò Madre Adorni a pregare tantissimo per i ministri di Cristo e di non sottrarsi mai ad offrire consigli e direzione spirituale a tutti quei sacerdoti, vescovi e seminaristi che lo chiedevano. L’amore per Gesù la sospinse di gettare instancabilmente semi di fede, di speranza e di carità dovunque si trovava, lasciando nella vita delle persone che incontrava l’esperienza dell’incontro con Gesù. 

«Questa è la vita eterna: che conoscano te, unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo» (Gv17,3). L’ardente desiderio di far conoscere Gesù a tutti, porta Anna Maria ad individuare nella partecipazione alla salvezza delle anime la propria vocazione, rendendosi parte viva della missione sacerdotale di Cristo. «La salvezza delle anime  – disse – è la cosa a Dio più cara e preziosa. Quindi l’occuparsi nel procurarla è il servizio più degno, l’onore più grande, l’opera più accettevole che si possa prestare a Sua Divina Maestà» (Al servizio dei più deboli p.131).

Questo cammino coraggiosamente intrapreso, portò Madre Adorni al compimento del proprio sacerdozio battesimale. La fede, la speranza e la carità sono stati i tre astri che illuminarono la sua esistenza, spargendo nella vita delle persone che incontrava la splendida luce dell’amore di Cristo. Andando nelle carceri, nei tuguri, sulle strade per ricercare le pecorelle smarrite e ricondurle all’ovile, ritrovava nella fede una forza invincibile e costante che la sorreggeva e non le permetteva di abbattersi. Con lo sguardo fisso su Gesù trasmetteva fiducia negli altri e fiducia nella vita in sé, offrendo quella speranza che permetteva di “ricominciare da capo” quando tutto sembrava di essere definitivamente crollato. Grazie al suo cuore di mamma, carico di amore gratuito e disinteressato, gettava ponti sicuri verso le anime smarrite dei carcerati, delle ragazze di strada e di tutti gli emarginati, permettendo di uscire dalle miserie del peccato e di rientrare nella splendida luce del Regno di Dio.

«Le anime costano il sangue di Gesù e il sacerdote non può dedicarsi alla loro salvezza se rifiuta di partecipare personalmente al “caro prezzo” della redenzione”» sottolinea il Santo Padre nella sua lettera per l’Anno Sacerdotale. Lo slancio apostolico di Anna Maria Adorni ci insegna ad avere il coraggio di pagare il  “caro prezzo” e di non detrarsi mai nel offrire la propria vita per il bene degli altri. L’amore di Cristo che vive nel nostro cuore ci sospinge a perseverare costantemente su questo cammino, dato che contrastare il peccato e testimoniare con la coerenza della propria vita la verità dell’Amore, costituisce non solo il presupposto di ogni missione sacerdotale ma anche il fondamento di qualunque realizzazione umana.

Sr. Magdalena Barsan Bilibok

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A Maria Santissima

Madre,

 quando sarà giunta la sera

e, Egli dirà:

“passiamo all’altra riva”,

in quella traversata nella notte

la luce del tuo Volto

mi sia guida.

Fa che io possa vedere

All’altra sponda,

le tue braccia protese

a dolce invito;

le tue braccia di madre tenerissima,

che mi accolgono

in quella nuova vita.

Tu carne nostra!

Nella nostra carne glorificata in Dio.

Tu luce 

nella luce dell’Altissimo,

per Te

possa incontrare Cristo,

Gioia mia,

e dalla sua bellezza inebriata

io mi inabissi in DIO.

Sr. M. Placida Cesareo

Festa dell’Assunta, 1974