Pubblicato in: Uncategorized

Prefazione

Riportiamo in seguito la Prefazione del volume Far Rifiorire la speranza. Anna Maria Adorni, scritto dall’Autore Augusto Luca.

PREFAZIONE

 La città di Parma ricorda ancora con ammirazione padre Lino Maupas che per molti anni fu il conforto dei carcerati e l’aiuto dei poveri; ma non ha dimenticato un’altra eccelsa figura che ha effuso la sua carità, per quasi tutta la seconda metà del secolo scorso, dedicandosi all’assistenza alle carcerate, alla redenzione delle donne traviate, all’educazione delle fanciulle abbandonate e ad ogni opera di  umana solidarietà.

Anna Maria Adorni è una figura straordinaria non solo nel campo della carità e dell’assistenza sociale, ma anche in quello della mistica e della santità. Quando mori, nel 1893, Parma le tributò un omaggio di presenza e di compianto quale si ebbe a riscontrare solo in occasione dei funerali di padre Lino, nel 1924, e di Mons. Guido Maria Conforti, venerato Vescovo di Parma, nel 1931.

La figura della Adorni trascende i confini della città in cui ha operato, perché le opere da lei compiute, lo spirito che le ha animate e l’intuito pedagogico con cui le ha portate avanti, restano un modello a cui potranno utilmente ispirarsi quanti attendono ad opere di redenzione sociale.

Per chi vive oggi, non è facile rendersi conto dell’ambiente in cui visse Anna Maria Adorni. Era il tempo degli ultimi duchi. La miseria nella città era grande. L’aristocrazia, a stento conser­vava qualche apparenza; l’industria era nulla, l’agricoltura trascu­rata; poche le scuole, scarsa l’assistenza ospedaliera, frequenti le epidemie, endemica la tubercolosi, la pellagra e la malaria. Innu­merevoli i poveri e i disoccupati. La Duchessa Maria Luigia, nel periodo del suo splendore, provvide a qualche opera di assistenza e soprattutto intraprese opere pubbliche di grande respiro che ri­chiedevano impiego di mano d’opera: ciò specialmente durante la stagione invernale. Poi, tutto era caduto. Le rivoluzioni e gli sperperi avevano esaurito l’erario pubblico e la miseria era dive­nuta dilagante. Con la miseria, il vizio.

La prostituzione era favorita dall’estrema povertà, tanto che si trovavano donne o anche ragazzine di otto dieci anni che face­vano mercato del loro corpo per pochi baiocchi. Spesso erano le stesse madri che avviavano le figlie sulla via del vizio, o erano i cattivi esempi o l’abbandono.

L’avvento del Regno d’Italia non migliorò questa situazione, anzi, in un primo tempo, l’aggravò con l’imposizione di nuove tasse e con la liberalizzazione della prostituzione; inoltre, per pre­giudizi antireligiosi, non favorì e spesso ostacolò le opere di assi­stenza sociale promosse da privati o da istituzioni legate alla Chiesa cattolica; né riuscì, per lungo tempo, a sostituirle.

In quest’ambiente sociale, ebbe a operare Anna Maria Ador­ni. Divenuta vedova a 39 anni, invece che la Corte dove era solita ritrovarsi con l’aristocrazia parmense, cominciò a frequentare le carceri, portando in quel luogo di pena e di tristezza, la parola di conforto, un senso di materna tenerezza e la luce della fede. Ben presto unirà a sé, nella pietosa opera di assistenza alle carcerate, le più elette dame della nobiltà, infiammandole del suo stesso ar­dore apostolico. Per provvedere un rifugio sicuro alle convertite che uscivano dal carcere, si farà essa stessa mendicante, bussando a tutte le porte, da quella della Reggente, Luisa Maria di Bor­bone, a quelle dei conti e dei marchesi, non disdegnando l’obolo dei poveri. Riuscirà così a provvedere di una casa, anzi di una fami­glia, le giovani ravvedute che ricuperava dalla prigione e piccole orfane che sottraeva alla strada.

Per estendere la sua attività ad un numero sempre maggiore di fanciulle e di giovani bisognose e per prolungare la sua opera nel tempo, Anna Maria Adorni raccoglierà attorno a sé alcune gio­vani, sensibili al suo stesso ideale: sarà il primo nucleo di quello che diventerà poi l’Istituto delle Ancelle dell’Immacolata di Parma.

Le sarebbero occorsi ingenti mezzi e alte e potenti protezioni; ma le mancava tutto. La sosteneva solo la sua immensa pietà per le sventure e il desiderio ardente di sottrarre povere giovani dal sentiero della colpa. Confidava in Dio solo e intraprendeva così opere che hanno del sublime, e forse anche del temerario.

Oggi, le molteplici opere di previdenza sociale, sostenute dalle leggi e dalle elargizioni dello Stato, provvedono alle necessità del­l’infanzia abbandonata, ai poveri, ai disoccupati, agli infermi: nulla, o quasi nulla di tutto questo, ai tempi di Madre Adorni. Tutto era lasciato all’iniziativa privata e non può non recar mera­viglia che una umile vedova, priva di qualsiasi mezzo materiale, abbia potuto realizzare in quei tempi un’opera di assistenza così benemerita. I contemporanei ne erano stupiti.

Ecco come una persona che la conobbe, il Dottor Luigi Gam­bara, ci descrive la Adorni, nei suoi ultimi anni:

« Quando, giovane medico poco più che trentenne, per la prima volta l’avvicinai e la vidi nella sua poltroncina, accanto al suo caro Crocifisso, con l’occhio vivace e sereno, l’aspetto sorri­dente di bontà, ebbi il senso di avvicinare non una vecchia signora, MA UNA CREATURA MISTICA che sentivo di dover ammirare ma che non riuscivo a comprendere appieno. Non era quella la figura di una monaca, né di una vecchia badessa che i suoi giorni avesse trascorso nelle mura di un chiostro; no, era la figura di una donna che tutta la sua vita aveva devoluta al bene, alla redenzione di anime traviate, o per triste eredità o per sventura, rifiutate dalla società, per cui solo era possibile una ricostituzione dello spirito tra persone che le comprendessero, capaci di farsi padrone del loro cuore e rifarlo ad una nuova esistenza ».

Anna Maria Adorni visse nella povertà e mori povera, dopo aver beneficato innumerevoli persone con il denaro che è passato nelle sue mani. Le sue Figlie ne hanno continuato l’opera, a Parma e altrove. Una statistica del 1949, ci fa sapere che dal 1857, quando è cominciata l’opera del Buon Pastore, ben 1505 giovani furono assistite dalla Adorni e dalle sue Figlie: 917 erano ravvedute e 588 orfane o abbandonate. Molte altre ne hanno soccorse le Figlie di Madre Adorni nel tempo che va dal 1949 ai nostri giorni. La Venerabile Anna Maria continua cosí a vivere e a compiere il bene per mezzo delle sue Figlie. Parma, giustamente, le ha dedicata una via, proprio là dove piú particolarmente si è svolta la sua opera.

Il 6 febbraio 1978, dopo un lungo duplice Processo – Ordinario e Apostolico – il Santo Padre Paolo VI, con apposito Decreto proclamava l’eroicità delle virtù di Anna Maria Adorni e le insigniva del titolo di Venerabile. Ciò significa che la Chiesa pur non permettendone ancora il culto pubblico, vuole additare ai fedeli l’esempio di Anna Maria Adorni, come un modello insigne da imitare e al quale ispirarsi: ciò vale soprattutto per coloro che operano nel campo dell’assistenza sociale e della carità.

Hanno fatto bene, quindi, le Ancelle dell’Immacolata a voler preparare una nuova biografia della Venerabile, dopo che si sono esaurite le precedenti, perché è non solo giusto, ma doveroso far conoscere le meraviglie che il Signore opera nei suoi Santi.

 Ho accettato volentieri di scrivere questa vita, per l’ammirazione personale che nutro verso Madre Adorni ed anche in omaggio al Fondatore del mio Istituto, il Ven. Guido Maria Conforti che per Madre Adorni aveva una vera venerazione e la dimostrò scrivendo e dicendo di lei i più elevati elogi. Anzi, ne preconizzava l’elevazione agli onori degli altari con le seguenti parole. « Noi ora, non potendo né volendo prevenire i giudizi delle Chiesa, abbiamo pregato pace all’anima di Lei, benché in ogni cuore sia riposta la certezza che essa sia a parte della beatifica visione di Dio. Ed io vi assicuro che anziché invocarle l’eterno riposo, mi sentirei di prostrarmi davanti a quella tomba che ne racchiude le benedette spoglie e pregare Anna Maria Adorni di sua speciale protezione. Ma siccome Roma non ha ancora parlato, noi ci limitiamo a pregare l’Onnipotente perché presto l’aureola dei Beati coroni la fronte della buona Madre e rifulgano sugli altari le virtù eroiche di si umile, ma grande creatura » (25 agosto 1930).

 Ora, Roma ha parlato: ne ha riconosciuto la santità della vita e, per glorificarla con l’aureola dei Beati, attende solo un segno dall’Alto, che Dio cioè ne confermi con nuovi miracoli la santità.

Ho cercato di scrivere in maniera semplice, perché questa biografia possa essere letta facilmente da tutti e possa far cono­scere ad una più vasta cerchia le virtù e le opere della Venera­bile. Mi sentirò assai ricompensato se questo mio modesto lavoro farà un po’ di bene.

L’Autore

Autore:

Congregazione religiosa fondata da Anna Maria Adorni nel 1857.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...